La cucina, era illuminata da un soffio di luce che filtrava dalla finestra e si poteva vedere la polvere fluttuare. Mirko e Giada erano seduti uno davanti all'altra, si tenevano le mani guardandosi, quasi a non voler interrompere quell'attimo.
Avevano aspettato tanto questo momento che, ora, non sembrava vero e volevano farlo durare il più a lungo possibile.
Poi, Mirko si alzò :«Faccio il caffè, ti va?», al solo pensiero del caffè Giada ebbe la nausea.
Mirko, rise. «SCUSAMI, NON VOLEVO!!!» gridò mentre lei scappava su per le scale fino al bagno, infilando la testa nella tazza appena in tempo.
Erano i primi tempi della gravidanza e questa scena si ripeteva più volte al giorno.
Avevamo già i nomi: Bianca se fosse stata femmina e Alessandro se fosse stato maschio.
In casa, si erano create due squadre: io tifavo strenuamente per la femminuccia.
L'amore di papà!
Giada voleva il maschietto, per farlo diventare juventino.
Tutti e due eravamo però d'accordo su una cosa: che fosse sano, poi maschio o femmina che fosse non ci interessava.
D'improvviso, un fischio altissimo mi fece girare di scatto: la caffettiera!!!
E mi girai, in tempo per vederla saltare in aria come un tappo di champagne schizzando il caffè sulle mattonelle della cucina.
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